un modo diverso di guidare su 2 ruote

Leggo e quoto dall’amico Bobbe

Riporto solamente la sintesi delle 10 regole inserite sul Blog di una mia amica inglese motociclista.

1) In prossimità di un incrocio, non superare mai il veicolo che ti precede. È meglio aspettare che il veicolo svolti o attraversi l’incrocio prima di superarlo.
2) Lascia sempre una distanza di circa un metro e mezzo tra la tua moto e i veicoli parcheggiati.
3) Semaforo verde non significa via libera; non fidarti mai del semaforo. Controlla da solo se la via è libera oppure no.
4) Poni la tua moto sempre nella posizione migliore, sia per vedere la strada avanti a te, sia per essere visto.
5) Non tentare di sorpassare un veicolo lungo (camion, autobus, ecc.) ad un incrocio.
6) “Only a fool breaks the two-second rule” cioè, lascia una distanza di due secondi tra te e il veicolo che ti precede.
7) Usa un ‘lifesaver’, letteralmente un salvagente che nel nostro caso indica uno sguardo veloce alle spalle prima di girare o cambiare posizione.
8) Usa bene sia gli occhi che il cervello.
9) Sii consapevole che una moto è meno visibile di una macchina.
10) Non sorpassare mai una macchina che rallenta, se non ne hai capito il motivo.

L’intero articolo su motorcycle-roadcraft (del quale vi consiglio vivamente la lettura) lo potete trovare sul blog di Lucy

precario per scelta, ma di qualità (spero)

Di rimbalzo al post del mago, dove ho pure lasciato un commento, dico la mia sul mondo del lavoro degli informatici.

Ero un dipendente a tempo indeterminato e nella mia ultima società il tipo di lavoro non era più entusiasmante e i motivi che mi avevano fatto scegliere quella società piuttosto che altre erano decaduti da tempo.

Sono sempre stato un dipendente “anomalo” che studiava la sera nuove tecnologie e faceva dei test di “laboratorio” a casa, non trovavo “strano” spendere dei soldi per acquistare un mouse nuovo o della ram aggiuntiva per il portatile “aziendale” perchè sapevo che nei avrei beneficiato sul lavoro, ottenendo più tempo utile per fare altro incrementando così mio rendimento. (qualcuno mi ha definito così šŸ˜€ )

In pratica non ho mai detto la classica frase: ” ma chi me lo fa fare per ste’ due lire “

frase che sentivo e sento spesso…

Ho sempre faticato per me per migliorarmi al fine di rendere un servizio migliore per la mia azienda, infatti ho sempre considerato il lavoro di informatico un lavoro di concetto e di consulenza anche se ero un dipendente.

Capisco che molti dipendenti pretendano la formazione da parte dell’azienda per un a crescita professionale, ma qualcora questa non avvenga… perchè insistere su un muro di gomma?

La vera forza di questo lavoro è la curiosità, la voglia di sperimentare, la voglia di essere utili e la consapevolezza che il know-how che queste aziende sbandierano è fatto dalla somma delle conoscenze dei singoli che la formano, nulla di più , nulla di meno.

Se vi ritrovate in queste mie parole e siete ancora dei dipendenti, il mio consiglio è di mettervi in proprio (come ho fatto io) e non pensare alle difficoltà del precariato, con un’attitudine del genere, il lavoro in questo campo si trova.

Di queste cose anche perchè non faccio altro che sentire anche l’altra campana… le aziende… dire le stesse cose…

non trovano persone adatte, non nel senso che non trovino i “polli da spennare” con i contratti a progetto, ma che non trovino persone “valide”…

ossia persone che prendono il lavoro per quello che è … un impegno a far bene nel riespetto del committente che ti paga e c he si aspetta dei risultati da te…

ebbene mettersi nelle condizioni che rispecchiano al 100% le richieste del mercato è la soluzione ottimale per non rimanere mai senza  lavoro…

fiutare il mercato, sondare le nuove tendenze e le nuove tecnologie (che occasionalmente generano tendenze šŸ˜€ ) in questo modo si è competitivi…

lavorare arroccati nella considerazione che si è “insostituibili” non è mai buono, tutti siamo sostituibili…

il datore di lavoro tende sempre a soppesare se il tempo di “integrazione” del nuovo sostituto giustifica lo stipendio più basso che gli concederà, tutto questo a discapito del dipendente da “riallocare”…

quindi il mio consiglio se vi ritrovate ancora di più in queste mie parole e di aprire una P.IVA e far fruttare la vostra intraprendenza…

lasciate perdere i contratti a progetto, i quali contengono al loro interno i difetti del contratti da dipendente più quelli del lavoro autonomo

e questo sempre e comunque IMHO