L’articolo analizza la trasformazione della guerra in contenuto virale attraverso l’uso strategico di meme e linguaggi videoludici da parte delle istituzioni ufficiali. Gli autori denunciano la gamification della morte, evidenziando come la Casa Bianca utilizzi musiche pop e interfacce simili a Call of Duty per narrare i conflitti reali. Questa strategia di governance narrativa mira a spostare la percezione pubblica dalla gravità della violenza alla leggerezza di una partita da vincere. Il risultato è una pericolosa sostituzione cognitiva che desensibilizza lo spettatore, rendendo il sangue vero indistinguibile dall’intrattenimento digitale. Infine, il testo mette in guardia contro la normalizzazione del conflitto, dove le autorità smettono di informare per diventare creatori di contenuti volti all’ostentazione della potenza.


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